...sognatori o realisti? Professionisti seri e instancabili o persone che vivono il quotidiano cercando di cogliere i sentimenti degli altri per far "cambiare gli altri"?
Chi siamo noi infermieri dell'OSDI?
Siamo un gruppo di infermieri che operano soprattutto in ambito diabetologico, ma nella nostra Associazione convivono anche colleghi dei reparti di Medicina e di Geriatria, e comunque noi siamo nati ed esistiamo perché esistono i diabetici.
Siamo nati alcuni anni fa, per la sana "caparbietà" di alcuni di noi, professionalmente preparati e profondamente convinti che non basta avere un diploma e cercare di svolgere meglio possibile il proprio lavoro, ma che è necessario impegnarsi per cercare di crescere insieme professionisti ed utenti.
Possiamo dire che il nostro motto è quello che era appeso nella scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani "I care", mi interessa!
Non è quindi un buon socio OSDI colui/ei che anche soltanto pensa: non è compito mio, non mi riguarda.
Essere quotidianamente a contatto con "malati cronici" ha cambiato il nostro modo di sentire, ha acuito la nostra sensibilità, ci ha fatto capire quanto può essere difficile vivere quotidianamente le difficoltà, quanto può essere destabilizzante sentirsi considerati "diversi" perché la vita ti ha offerto una malattia da cui non si guarisce.
Abbiamo imparato a condividere gli stessi obiettivi e a lavorare insieme, utenti ed operatori, abbiamo imparato a sfruttare gli errori per crescere, abbiamo imparato ad ascoltare gli altri, a cercare di capire sentimenti ed emozioni ed abbiamo capito che niente può essere insuperabile se si unisce il lavoro di tutti.
Questo vuol dire per noi "far cambiare gli altri". Superare le difficoltà, adottare uno stile di vita che renda il diabetico "uguale agli altri", fargli raggiungere un equilibrio tale da poter fare veramente tutto, anche ciò che alcuni anni fa era impensabile.
Ecco cosa ci contraddistingue e ci unisce, il credere che il nostro lavoro non sia un qualcosa di professionale ma asettico, bensì un impegno profondo per scoprire noi stessi, modificare il nostro modo di porci agli altri per aiutare gli altri.
Siamo forse quindi dei missionari? No, siamo persone che credono negli altri, che dagli altri imparano ed agli altri insegnano, in un ciclo continuo di crescita.
E' comunque indispensabile che la nostra formazione sia accurata e continua, perché non è facile superare le barriere dei falsi concetti sulla salute e sulla malattia, perché non ci si può improvvisare "formatori", e questo è il più difficile dei nostri compiti.
Ci aiuta il confronto continuo con i nostri colleghi di tutte le realtà italiane e con i colleghi di altri paesi, così come il confronto con altri professionisti (tutti quelli che ruotano intorno al pianeta diabete).
Ci sostiene il nostro desiderio di crescere, l'essere coscienti del nostro ruolo, i risultati tangibili di un certo tipo di lavoro, il rapporto che spesso riusciamo a costruire con i diabetici ed i loro familiari, anche se ancora troppo spesso sia la "gente comune" che le autorità non riescono a comprendere il significato del nostro operato, poiché solo nel tempo si raggiungono e si rendono evidenti i risultati.
Per concludere potremmo definire il "nostro essere infermieri OSDI" con un pensiero di una persona prematuramente scomparsa, e che ha impegnato la sua vita al servizio degli altri e soprattutto degli ultimi:
"noi siamo come i lampadieri che tengono la pertica con il lume rivolto all'indietro; vedono poco davanti a loro, ma consentono ai viaggiatori di camminare più sicuri. Non per eroismo, ma per sentirsi dalla parte più buona della vita".
Tom Benettollo